Ragazze e ragazzi di Yephorena

 

 

Caldo, pioggia e ancora caldo durante la stupenda passeggiata che dai nostri alloggi ci ha portati a conoscere i ragazzi del villaggio di Yephorena. Il paesaggio cambia continuamente mentre si sale sulle colline. La terra rossa impregnata d’acqua, il fiume che scorre tumultuoso ed infine un inaspettato bosco. Al nostro passaggio i bambini escono dalle loro capanne e ci salutano regalandoci luminosi sorrisi. Durante il percorso incontriamo gruppi di donne in marcia una dietro l’altra con i testa carichi pesantissimi e ci stupiamo di come non sembrino per niente affaticate, mentre noi sudiamo affannati sotto il misero peso dei nostri zainetti da turisti. Appena arrivati a destinazione udiamo subito il suono dei djambe’ e le voci di un coro. Entriamo nel cancello di lamiera e ci avviamo verso un edificio di terra composto da una sola stanza arredata di poche panche. Un gruppo di ragazze e ragazzi ci accoglie con un canto, anche noi cantiamo ma il risultato è decisamente ridicolo in confronto alla loro performance. Prendiamo posto di fronte e tutti visibilmente imbarazzati cominciamo a presentarci uno alla volta. Le ragazze sono più timide e ci regalano solo brevi frasi sussurrate, nascondendosi, poi, il viso tra le mani o dietro la schiena della loro vicina. Grazie alla presenza di Paolo e di sua moglie Shitaye, che traduce tutto quello che viene detto, l’atmosfera si ammorbidisce ed iniziamo a porci delle domande ed a fare delle riflessioni. Dal canto nostro cerchiamo di spiegare i motivi che ci hanno spinti ad intraprendere questa esperienza, descrivendo la vita alienante che si svolge in occidente dove, pur avendo a disposizione ogni bene di consumo, la gente è profondamente infelice e frustrata, al contrario degli etiopi che, sebbene vivano una vita stretta nella morsa della povertà, sembrano sereni e contenti di quel poco che posseggono. A tal proposito uno dei ragazzi del villaggio ci dice che la felicità non può far parte della vita terrena ma solo di quella eterna. Questa è la loro speranza. Quello che emerge dallo scambio di domande ed opinioni con questo gruppo di giovani è la consapevolezza che l’istruzione è l’unica via di riscatto. Solo frequentando la scuola e l’università questi ragazzi avranno la possibilità di migliorare la loro condizione e quella della società in cui vivono. L’istruzione però da queste parti è un lusso concesso a pochi. Fin da piccoli i bambini devono aiutare i loro genitori nel lavoro dei campi e a pascolare le greggi. In questo modo resta ben poco tempo da dedicare allo studio, inoltre la mancanza di corrente elettrica rende impossibile studiare durante le ore serali, le uniche che potrebbero essere dedicate all’apprendimento. Alla domanda "come trascorrete il vostro tempo libero?" la risposta unanime è "studiando". E pensare che noi studenti italiani viviamo gli anni di scuola come una costrizione, un peso, un’attività che ci toglie il tempo del divertimento. Un altro aspetto interessante che emerge da questo confronto è che oggi, al contrario di quanto si possa immagine, un ragazzi e una ragazza possono sposarsi scegliendo liberamente il proprio compagno. il matrimonio non è più soltanto un contratto tra due famiglie che per ragioni prettamente economiche decidono di stabilire un legame di parentela, ora due persone che si vogliono posso unirsi. Il consenso delle famiglie è sempre necessario, ma viene concesso senza particolari problemi. Quando poi chiediamo se c’è parità tra uomo e donna, la risposta è imbarazzante: mentre i ragazzi affermano di si, le ragazze abbassano gli occhi dietro un velo di silenzio. sarà vero? I meccanismi sociali di questa regione dell’Etiopia sono affascinanti, ma talvolta contraddittori e difficili da comprendere per chi come noi viene ad osservarli con occhi occidentali. Tuttavia queste poche ore trascorse insieme ai nostri coetanei locali ci hanno insegnato più di mille libri, ma il bello dell’Africa è che quando si crede di aver capito come funziona questa parte di mondo, una semplice frase o un gesto casuale fanno crollare le nostre certezze e allora rimetti tutto in discussione e ricominci da capo.

Marialaura Di Donna