Il mio vissuto in Angola

Il capodanno per la maggior parte degli uomini è un momento di grande allegria, di festa, di promesse, di programmi e di speranze. Quello del 2008, oltre ai naturali, importanti nuovi percorsi per la famiglia ed il lavoro, avevo i miei pensieri avvolti da due argomenti in particolare.

Nei primi giorni del mese di dicembre si era perfezionata una proposta che l’Associazione LumbeLumbe  aveva fatto alle Comunità Montane Valsangro (Chieti) e Monti Azzurri (Macerata). Proposta che prevedeva un corso sulla solidarietà per i giovani di quei territori con una esperienza, in Angola e Congo, per vincitori  della borsa di studio messa a disposizione dalle due Comunità stesse. Questo pensiero mi faceva sentire nello stesso tempo molto responsabilizzato e gratificato. L’impegno di fare qualcosa per la solidarietà, che avevo preso nel 1998 anno della mia prima esperienza in Angola con i Salesiani, si stava via via consolidando.

Il progetto di cooperazione “La Casa delle Api” che prevede il recupero della produzione del miele a Cangumbe nella provincia del Moxico. Un progetto fin troppo facile per come era stato presentato nel 2004. Nel 2007 quando doveva essere avviato, dopo il finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri italiano, aveva incontrato non pochi ostacoli. I contadini di Cangume non potevano essere abbandonati dal figlio di un contadino quale sono e questo pensiero ha dominato molti giorni del mese di gennaio per trovare delle soluzioni.

Siamo nel mese di agosto e sono in Angola con 15 ragazzi divisi in tre gruppi (Dondo, N’dalatando e Lwena). Leggo le loro testimonianze, mi  commuovo e sento che la strada scelta da tutti i componenti di  LumbeLumbe nella formazione deve essere portata avanti con tutta la forza e le risorse possibili. I nostri giovani debbono vedere, debbono avere la consapevolezza di cosa c’è dall’altra parte del mondo. Debbono essere testimoni e promotori di un nuovo stile di vita che esca dalla “mercificazione” alla quale è troppo incline la nostra cultura, debbono riscoprire la strada della solidarietà e dell’amore, appropriarsene e diventarne “portatori sani”. Il 27 agosto mi trasferirò in Congo per incontrare altrettanti ragazzi che hanno scelto quella nazione per fare l’esperienza;

Con Mariangela (sarebbe uno splendido capoprogetto) e Daniele (apicoltore) abbiamo lavorato come “negri” per ridare vitalità al progetto “La Casa delle Api”. Una settimana di forcing, durante la quale alle attività pratiche per realizzare due apiari sperimentali con arnie che abbiamo chiamato “LumbeLumbe” si sono accavallati incontri con il Vescovo di Lwena, che ci ha dato un significativo contributo per recuperare la possibilità di costruire un edificio per la produzione del miele ed una visita a Cangumbe, dove siamo tornati 19, per riprendere contatto con gli apicoltori del posto, distribuire miele italiano e candele di cera di api, costruire le arnie  e coinvolgerli nella ricostruzione dell’edificio destinato alla produzione del miele.

La giornata si è svolta molto bene. Da evidenziare in particolare la riunione con gli apicoltori dopo aver realizzato le arnie e mangiato quello che avevamo portato da Lwena; pensavamo di essere in sei, abbiamo mangiato in 24 compresi i bambini, che hanno contribuito a trasportare l’acqua dal fiume per impastare la terra.

Seduti in roda (cerchio) sotto un albero nel mato (foresta), abbiamo spiegato le finalità del progetto. Dopo un pressing di domande gli apicoltori hanno detto, attraverso la voce del loro capo, che ci faranno sapere le decisioni. Si è percepito però un forte interesse ed una empatia molto promettente. Più tardi in macchina Mariangela mi riferisce di aver sentito che il capo, mentre parlottava con uno degli apicoltori tra i più scettici, diceva che la cosa era molto buona ed andava appoggiata.

Non so da dove sono usciti Mariangela e Daniele ma è certo che sono usciti bene. Non si sono risparmiati niente nel lavorare, nel proporre, nel trovare soluzioni. C’è stato qualche momento che mi è sembrato di approfittare un po’ di loro. Per l’apiario sperimentale di Cameje, l’arnia LumbeLumbe ha dato i suoi risultati appena dopo due ore dalla costruzione: uno sciame di api l’ha scelta come propria casa, su quattro arnie ed in modo del tutto impensabile. Celestino e Bento, i due apicoltori angolani, non riuscivano a credere ai propri occhi come pure tutti noi. Da notare che però due giorni dopo se sono andate così come sono venute. Non importa, un po’ di amarezza, ma una grande voglia di andare avanti.

Ora sono qui a riflettere su questi doni che il Signore ha dispensato proprio a me rendendomi una persona gioiosa ed ampiamente ricompensata e in questo momento rivedo la testimonianza di Mariangela ed il suo struggente “a te amanha”, rivivo l’avventuroso viaggio in aereo da Luanda a Lwena raccontato da Daniele, comprendo chi scopre il senso ed il valore del sorriso di un bambino come è successo a Diego, mi fanno  emozionare le sensazioni che provano Fabiola, quando il cielo grigio di N’dalatando le rivela qualcosa di nuovo e Paolo che va oltre la povertà e la miseria delle persone che vede, per arrivare ai ragazzi del gruppo di Dondo  che incontrano tanti, troppi bambini che si chiamano  “Paisinho”  (senza padre).

Mi fa tenerezza la nuova testimonianza di Mariangela che scopre la saggezza della nonna anche nei nuovi amici di Lwena e si lascia coinvolgere in modo totalizzante da questa realtà, alla ricerca di risposte  che non riesce ancora a trovare.

Ed ancora i ragazzi di Valsangro carichi di tensione il giorno della partenza per il Congo:

Giacomo durante il mese di agosto invece di starsene in vacanza, sta dando il proprio contributo ingegneristico alla realizzazione della nuova Obra Dom Bosco della missione dei Salesiani di N’dalatando, Paolo organizza corsi di flauto, Vito di Pallavolo mentre le donne del gruppo, Pamela e Fabiola, sono circondate da più di cento bambini.

Per tornare a Giovanna ed i “Dondi”  che partecipano ad una messa durante la quale, oltre al forte valore eucaristico, emergono la vivacità di colori, la ritmicità dei suoni ed il vigore trascinante dei canti della tradizione angolana.

Ed infine il sogno di Daniele che si avvera…forse non era solo lui a sognare

Essere qui, ha fare qualcosa per gli altri, è stupendo anche se complesso ed impegnativo, ma è ancora più bello sapere che attraverso te c’è qualcuno che si sta affacciando alla solidarietà.

Grazie ragazzi.

Per dirla alla Madre Teresa di Calcutta: sto vivendo e sperimentando il privilegio di avervi donato qualcosa… il mio vissuto in Angola.

Italo