Contrasti
Martedì 18 Agosto 2009
Ho scelto di essere qui oggi, di stare quaggiù, in Angola, a N´Dalatando, e sono davvero felice di averlo fatto, di aver colto l´occasione ed essere partita per vivere questa esperienza. Oggi lo sono. Lo sono dopo aver vissuto giorni di caos interiore, confusione che non permetteva l´espressione di quanto sentivo nel profondo. Una sorta di blocco dovuto alla molteplicità delle cose viste, ai contrasti di questo brano di Africa che sto leggendo, conoscendo per la prima volta.
L´impatto con Luanda, appena arrivati, con le sue strade polverose e affollate di gente e macchine in disordine, costeggiate da una miriade di colori e odori, é stato come un pugno nello stomaco che mi ha lasciato senza fiato, con gli occhi sbarrati e attenti per carpire e tentare di capire. Ciò che tenti di fare é questo, appena arrivi qui o almeno é questo ciò che é capitato a me: cercare di capire.
Capire il senso di quelle scene di vita immerse nella confusione, nella frenesia, in un ritmo veloce, quello della vita che quaggiù é qui e ora. Anche solo provare a capirlo é arduo e forse presuntuoso, ma tant´é che é questo che ho sentito, in prima battuta.
Un´immagine piú di altre ha colpito la mia attenzione, quella dei divani e delle poltrone colorati di tinte squillanti che arredavano i lati della strada, …esposti lá, in vendita… e vicino le casse da morto, i sarcofagi, sistemati nelle agenzie funebri, lí accanto. Simboli di riposo che fanno riflettere.
Sedersi per riflettere e meditare su quanto vissuto, come sto facendo ora.
I contrasti, le facce dell´Africa e degli africani.
Padre Cassoma, direttore del centro missionario di N´Dalatando, brillante e instancabile, che con coraggio e determinazione conduce il suo lavoro per "cominciare" la vita qui, nel quartiere di Kipata. Dirige con decisione il suo gruppo, i suoi irmaos Paolo e José, e i suoi collaboratori per creare un centro sociale, un punto di riferimento per la gente del posto, giovani, donne e bambini che vengono qua quotidianamente per apprendere, imparare, giocare e cantare. Una faccia questa dell´Angola che si rialza dopo 30 anni di guerra civile, morte e distruzione.
L´uomo ubriaco incontrato domenica scorsa lungo la strada polverosa dell´aldeja di Zenga, stordito dal liquore di banana, alienato dall´alcol, rientrato alla capanna sostenuto dalla moglie. Un´altra faccia, quella della stanchezza, dell´oblio generato da chissà quali ricordi, dolori, colpi che la vita gli ha inferto, che lo fa sentire stanco di vivere, sconfitto.
Due immagini, due figure, due facce. La vita e la morte.
E ancora.
Il volto di un bambino steso a terra, in mezzo alla strada, morto. Uno sciame urlante di persone inferocite che si precipitano a bloccare il responsabile per fargli "assumere le sue responsabilità". Si, responsabile di guidare col piede spinto sull´acceleratore senza porre attenzione alla vita che scorre accanto a lui, nel villaggio che costeggia la strada. Un´immagine ormai impressa nella mia memoria che mai dimenticherò. Un piccolo uomo che ha finito i suoi giorni sull´asfalto mentre carico di gioia e di vita attraversava la strada e un altro che forse é già morto per mano di altri per l´errore commesso. Violenza, vendetta. Vita e morte.
I volti solari delle donne, giovani e anziane, cinte da vesti brillanti e variopinte, che cantano con gioia durante la messa della domenica nell´aldeja.
Donne che emanano vita, amore, forza, energia con la quale affrontano il quotidiano, raccolgono i frutti della loro terra e si prendono cura dei figli,… numerosi che danno alla luce, speranza di un domani migliore, diverso. Donne dal volto austero, severo, vestite di panno nero, simbolo di lutto, perdita, mancanza. Vita e morte.
Contrasti.
Contrasti di vita e morte. Di luce ed ombra. Di bianco e nero. L´incontro tra il mio io, la mia esistenza e la loro, il loro modo di vivere. Contrasti che fanno riflettere, pensare al filo che ci lega, ci unisce. Alle responsabilità che ognuno di noi ha. Qui lo senti il contrasto, te ne rendi conto, non é come leggere la pagina di un giornale o vedere un´immagine in televisione. Qui la tocchi la differenza e comprendi quanto poco senso ha condurre un´esistenza d´apparenza, fatta di futili bisogni, irreali, inventati, come la nostra, quella dei ricchi europei. Qui cogli l´essenza della vita e della gioia di vivere negli occhi della gente, dei bimbi. Di tutti quei numerosi bimbi che accorrono qua, al centro, a giocare e danzare con noi. Bambini vestiti di cenci, ricoperti di polvere rossa, quella della terra su cui rotolano da mattina a sera, con nasi gocciolanti mentre cercano di sfamarsi leccando vasetti vuoti di yogurt. Qui mi sento felice, davvero felice, in mezzo a loro, che alla fine del gioco e del canto t´abbracciano e ti baciano per ringraziarti, per farti rimanere. Ti riempiono il cuore e ti fanno sentire che é doveroso scegliere.
Scegliere di dare, fare per e con loro.
Silvia Ballini
Pubblicato in Provincia di Macerata |




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